domenica 7 marzo 2010

Alice in Wonderland? Meglio la cara e vecchia Alice....


Se vi piace il Tim Burton vero, quello de La Fabbrica di Cioccolato e di Edward -Mani di Forbici, non andate a vedere Alice in Wonderland. Uscito il 3 marzo scorso, segna la ritrovata collaborazione di Tim Burton con Walt Disney e probabilmente è proprio questa accoppiata a non funzionare.


Riproporre Alice nel Paese delle Meraviglie non era di certo un lavoro facile. Doverci mettere pure il solito tono moralista adatto ai film Disney non deve aver facilitato il lavoro. Riadattato da Linda Wolvertoon, ritroviamo Alice Kingsley all'età di diciannove anni, stufa di doversi adattare alla vita borghese impostale dalla madre. Da qui l'inizio, dall'inseguimento del Bianconiglio, la caduta, il mondo sottosopra, il corpo di Alice che diventa grande e piccolo e, finalmente, l'apertura della porticina, funzionano come da copione. Ma all'apertura della porta...il Mondo delle Meraviglie non è per niente quello che ci ricordiamo.


Personaggi fondamentali, come il Brucaliffo - chi non sperava di trovare un bruco così? - sono relegati in piccoli spazi e poco importanti, la Regina di Cuori pare giustificare la sua ira con una misera rivalità tra sorelle, il ghiro sonnecchiante diventa un guerriero e noi, nostalgici di Carrol, non ci ritroviamo più. Certamente le perfomance degli attori sono state impeccabili. Johnny Depp alias Cappellaio Matto, ha dato prova di personalità e non ha deluso le aspettative, la sua deliranza è stata una conclusione degna di tutta la sua parte. Tuttavia trasformare Alice dalla bimba ingenua e un pò paurosa che avevamo lasciato nel 1951 in una paladina figlia del femminismo moderno, mi pare decisamente esagerato, anche per un genio del calibro di Tim Burton.

Ilaria Bortot